LA TECNOLOGIA

 

Brescia, 20 luglio 2008

 

In qualche maniera sono sempre stato uno sperimentatore, di bassa lega, ma lo smontare e sperimentare è sempre stata una passione. Ho cominciato con gli orologi, i miei amici mi dicevano quando mi vedevano con un orologio in mano: stai tranquillo te ne fa due. Ogni tanto qualcuno ripartiva. La mia prima moto à stata un Beta 125. Quando mio padre lo vide tutto a pezzi, lo dovevo riverniciare, mi disse: lì sopra non ci monto più! Avrò rifatto il motore quattro volte, all'epoca una alesatura con relativo pistone costavano seimila lire. Inevitabilmente dopo qualche settimana grippavo, non riuscivo mai a finire il rodaggio. Poi mi ricordo di una cinquecento, che aveva il motore finito. In mezzo alla strada, davanti a casa, mi misi a smontarla tutta e gli rifeci il motore e le bronzine. I vicini di casa mi prendevano in giro perchè non pensavano che riuscissi a rimontare il tutto conservato in una scatola di cartone.  La soddisfazione fu enorme quando girai la chiave della messa in moto e il motore cominciò a cantare come un usignolo. La carrozzeria marcì tutta ma il motore, quando la portai al disfacimento, girava sempre come un orologio svizzero. C'era un vicino di casa che aveva una R5 e quando viaggiava aveva un cigolio che gli dava fastidio, era lì che impazziva a mettere zeppe e gomme al portellone di dietro da dove proveniva il fastidioso rumore. Gli dissi: guarda che se levi tutte le gomme e le zeppe che hai messo e giri di mezzo giro quella vite là, indicandone una a caso, vedrai che il cigolio sparisce. Nel frattempo gli avevo spalmato un pò di grasso sulla chiusura del portellone incriminato senza farmi vedere. Al suo ritorno dalla prova rimase allibito dalla mia "intuizione", ancora quando ci ripenso mi torco dalle risate. Poi i tempi sono cambiati e la tecnologia ha preso il sopravvento e le riparazioni bisogna farle nelle officine attrezzate. Fatto sta che prima di partire per la fiera di Friedrichshafen, portai la macchina dal meccanico per sistemare l'aria condizionata. Ci volevano appena ottocento euro per sistemare l'aria condizionata. Si doveva sostituire tutta la ventola anche se il pezzo guasto era il regolatore di velocità della stessa. La Mercedes aveva fatto una modifica all'impianto di ventilazione e quindi se volevo l'aria funzionante dovevo sostituire tutto anche se la ventola funzionava sempre. Il pezzo singolo non era più disponibile. A quel punto ho pensato, i soldi preferisco spenderli per la gita, patirò il caldo ma almeno vado alla fiera in Germania, poi si vedrà. Al ritorno dalla Germania ne ho parlato con Beppe I2NKR, chiedendogli se conosceva il pezzo incriminato che nel frattempo avevo smontato, ma anche lui non sapeva cosa dirmi .

Eccolo:

figura 1

 

sembra un ponte di diodi, ma non lo è! I meccanici lo chiamano in gergo "resistenza", ma praticamente è un regolatore di corrente che serve a far girare più o meno forte la ventola a seconda della temperatura nell'abitacolo e la mia girava solo piano. Nel frattempo telefono alla Bosch in quanto sopra il componente c'è un codice di quella ditta. Ci rispondono che è una esclusiva della Mercedes e non è disponibile.  Il mio meccanico di fiducia mi manda in una officina Mercedes e qui riuscivano a sostituire solo il pezzo guasto alla modica somma di duecentottanta euro. La sera stessa mi chiama Beppe e mi chiede se ho già fatto la riparazione e appena gli dico di no, mi dice: non fare niente lo rifacciamo noi. Come gli chiedo? Semplice domani vieni da me e controlliamo il tutto, poi ti dico.  L'indomani mi presento da Beppe e cominciamo le misure, sul componente arrivano delle tensioni, quando sul piedino del componente arrivavano sette volt circa, la ventola gira al massimo, quando ne arrivano dodici la ventola si ferma. Praticamente Beppe mi spiega che dentro al componente c'è un microprocessore che regola la tensione da far passare nel powermos che da corrente alla ventola. Gli step di regolazione della ventola sono sette e Beppe prende nota di tutte le tensioni. Praticamente ha adoperato lo stesso processore che stiamo studiando in gruppo. Tranquillo, mi dice,  per la prossima settimana è pronto. Butta giù il circuito del sistema e mi spiega che adopererà l'oscillatore interno del microprocessore per la frequenza di lavoro, poi userà il convertitore analogico digitale e il timer. Farà una tabella per le sette velocità e butterà giù il programma da caricare sul processore per far funzionare il tutto. Ecco l'immagini del progetto montato già sulla ventola:

 

figura 2

figura 3

 

lo spazio fortunatamente non manca e il fissaggio richiede due nuove filettature, le viti originali non passano nel buco di fissaggio del powermos che viene bloccato direttamente sulla ventola, lo si vede sotto lo stampato in figura due, supporta un carico di 100 ampere, più che sufficiente per l'occasione, lavorerà a freddo. Il circuito viene fissato sulla ventola con un distanziale.  Vi dico inoltre che la soddisfazione è stata enorme, quando collegata la ventola, è partita come previsto, come quando misi in moto la cinquecento. E' stato un lavoro di ingegneria elettronica, non indifferente.  Ah, in Germania la temperatura era ideale, attorno ai venticinque gradi e  non c'è stato bisogno dell'aria condizionata.